Genova, 1 maggio 2020

Credit: sommartist@gmail.com

La Pinguinia […] si vantava della propria ricchezza. Chi produceva beni indispensabili per vivere, non era ricco, mentre lo era abbondantemente chi non produceva nulla. […] Il grande popolo pinguino non aveva più tradizioni né cultura né arte. I progressi della sua civiltà si manifestavano nell’industria bellica, in speculazioni infami, nel lusso smaccato. La sua capitale, come tutte le capitali del tempo, aveva un carattere cosmopolita e finanziario; il brutto vi regnava in modo sconfinato e regolare. Il paese godeva di una perfetta tranquillità. Era all’apogeo.

La proprietà ha per unica e gloriosa origine la forza: essa nasce e si conserva con la forza, e non cede che a una forza più grande.

I banchieri, sia cristiani che ebrei, divennero, per la loro insolenza e cupidigia, il flagello del paese, che spogliarono e avvilirono, nonché lo scandalo di un regime che non intendevano abolire né conservare, sicuri com’erano di poter agire indisturbati sotto qualsiasi governo. Tuttavia le loro simpatie andavano a un governo assoluto, considerato l’arma migliore contro i socialisti, loro avversari deboli ma ardenti.

In tutti gli Stati civili la ricchezza è cosa sacra; nelle democrazie è l’unica cosa sacra.

Le testimonianze false valgono più di quelle vere, perché vengono create espressamente per le necessità della causa, su ordinazione e su misura, e quindi risultano esatte e particolareggiate. Sono preferibili perché trasportano le menti in un mondo ideale e le distraggono dalla realtà, che, in questo mondo, purtroppo, non è mai senza ombre…

Le brigate nere della polizia ponevano fine alle risse calpestando imparzialmente i sostenitori dei due partiti sotto le suole chiodate.

Il governo della repubblica restò sotto il controllo delle grandi società finanziarie, l’esercito fu consacrato esclusivamente alla difesa del capitale, la flotta serviva soltanto ad arricchire gli armatori; i ricchi rifiutavano di pagare la loro quota di imposte che i poveri, come per il passato, pagavano al posto loro.

(…) i miliardari si dedicavano alle austere attività bancarie e industriali. Molti di loro, non concedendosi alcuna gioia né piacere né riposo, conducevano una vita miserabile chiusi in una camera priva di aria e di luce, arredata soltanto da apparecchiature elettriche. Lì vivevano cibandosi di pane e latte e dormendo in una branda. Grazie al semplice sforzo richiesto per premere con il dito un pulsante di nichel, quei mistici ammassavano ricchezze di cui non conoscevano nemmeno l’entità e si assicuravano l’inutile possibilità di soddisfare desideri che non provavano mai.

L’irregolarità della produzione, dovuta al regime capitalista, determinava una forte disoccupazione e in molti rami dell’industria, non appena veniva dichiarato uno sciopero, gli operai licenziati prendevano il posto degli scioperanti.

La ricchezza è un mezzo per vivere felici, ma oggi è diventata l’unico scopo della vita.

L’isola dei pinguini (1908), di Anatole France

https://www.youtube.com/watch?v=ZYrNWK1zTx4&feature=youtu.be
Questo è il link per accedere alla visione di un video in cui lo scrittore Marco Sommariva ha raccolto diverse frasi del romanzo di John Steinbeck, “La battaglia” (1936); estratti che vi risulteranno ancora molto attuali. Anche la voce narrante è di Marco (www.marcosommariva.com), mentre illustrazioni, grafica e video sono di Nicocomix (www.nicocomix.it).
Buona visione, e buon 1° maggio.