Genova, 8 maggio 2020

Credit: Opera di Bartolomeo Casertano, pittore e restauratore d’arte originario di Caserta.

[…] decisi di non far mai più affidamento su principi o ministri.

I viaggi di Gulliver (1726), di Jonathan Swift


Ciao Marco.
Ricordi quante volte ci siamo sentiti ripetere che saremmo usciti migliori da questo brutto periodo, e che questi arresti domiciliari sarebbero stati un’opportunità per pensare, riflettere? Ricordi tutte le foto di focacce dolci e salate che mostravamo mentre raccontavamo d’aver impastato in allegria e con accanto i figli a dare una mano, segno indiscutibile che stavamo facendo tesoro di tutto questo tempo a nostra disposizione e che iniziavamo a essere più sereni? Direi che, purtroppo, è andata male anche stavolta: le persone sembrano tutte l’una contro l’altra, si guardano in cagnesco, sono pronte a denunciarsi, diffidenti. Va da sé che tutti gli spot – governativi e non, pubblicitari e non – hanno provato a convincerci che la vita è bella anche così, da segregati in casa, senza volutamente tener conto di due componenti fondamentali che ultimamente l’hanno fatta da padroni: paura e stress. Hanno fatto tutti finta di non accorgersi che la testa va in frantumi se la si alimenta costantemente con gli stessi pensieri, senza mai areare il locale, e l’aria alla mente gliela diamo quando ci relazioniamo con le persone, non stando chiusi fra quattro mura svolgendo sempre gli stessi compiti. È fondamentale avere soluzioni relazionali alternative perché averne una sola – in questo caso, quella casalinga – non è sufficiente a garantire la salute mentale di tutti; non a caso, i suicidi sono aumentati, e una parte sono anche conseguenza delle anticipazioni su un futuro senza lavoro e senza soldi: ci si risparmia il futuro nero e si sceglie il fine vita. Scelte fatte in condizioni mentali alterate, da persone spaventate dal modo in cui le informazioni vengono raccontate e i dati interpretati. Purtroppo, ai più sfugge il fatto che ogni volta che si parla, comunica a mezzo TV o Social, si descrivono dati e informazioni in funzione del ruolo che si ricopre e delle proprie conoscenze, influenzando fenomeni sociali complessi.
Lo stress nasce quando ci rendiamo conto che non siamo in grado di fronteggiare, risolvere, gestire un evento. Lo stress è direttamente proporzionale alla mancanza di risorse a nostra disposizione per fronteggiare una situazione inaspettata, un cambiamento improvviso. È chiaro che il problema per noi, comuni cittadini, non è esattamente il virus, ma il modo in cui si diffonde e contagia. E come si fa a sapere qual è il modo corretto per affrontare un’emergenza del genere? Non che tu – Marco – ed io si stia lì a pendere dalle labbra dello Stato, ma non credo ci siano dubbi sul fatto che è da certi organi di questo che dovrebbero arrivare tutti gli strumenti per affrontare il mondo e il nostro prossimo senza temere il contagio; tutto questo eliminerebbe diverse fonti di stress.
Un’emergenza come quella che stiamo vivendo andrebbe fronteggiata con più esperti di comunità e complessità, e meno politici o scienziati. È chiaro che nell’immediato servono i virologi, ma nulla c’entra il loro sapere con un problema che è, prima di tutto, sociale. Dove sono gli esperti di crisi e complessità? Ti faccio un solo esempio su quanto tutto è complesso e andrebbe capito, inquadrato bene… sai chi è il rupofobo? Il rupofobo è colui che ha paura dello sporco; il soggetto che ne è vittima compie ripetutamente l’atto della pulizia su sé stesso o sull’ambiente che lo circonda Se si prova a vedere se tra gli infettati ci sono rupofobi, non se ne troverà nessuno perché, quella che tanti definiscono malattia mentale, è solo una modalità del pensiero deviante che smette di essere malattia quando diventa funzionale al contesto in cui si realizza: cambiata la norma, cambia quello che può essere definito deviante. Adesso, deviante è colui che esercita il diritto alla vita in tutte le sue modalità, perché la norma ora prevede che dobbiamo pensarci tutti moribondi, terrorizzati e confusi e, sino a qualche giorno fa, chiusi in casa. Questo ragionamento me lo faceva ieri un’amica psicoterapeuta; mi diceva anche che quando le persone non vengono ritenute capaci di occuparsi della propria salute, rischiando di diventare pericolose per se stesse e il prossimo, viene tolta loro la libertà e vengono obbligate alla cura; il presupposto per questa azione di potere è che le persone non siano consapevoli della malattia; si chiama TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio. Non ti sembra sia la stessa cosa che lo Stato ha riservato a tutti noi? Un trattamento sanitario obbligatorio a tutta la nazione.