Genova, 9 maggio 2020

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[…] l’inizio di ogni crisi va fatto risalire a molto tempo prima della sua esplosione vera e propria.


[…] era preparato, e nello stesso tempo disposto, a prendere in considerazione l’eventualità di una crisi delle massime proporzioni, ma non era preparato a riconoscerla.


Tutte le decisioni che implicano incertezza rientrano in due distinte categorie: quelle con contingenze e quelle senza. Le seconde sono nettamente più difficili da prendere. La maggior parte delle decisioni, e quasi tutte le interazioni umane, possono essere incorporate in un modello di contingenza. Per esempio, un Presidente può dichiarare la guerra, un uomo può vendere la sua azienda o divorziare dalla moglie. Un’azione del genere produrrà una reazione; il numero delle reazioni è infinito, ma il numero delle reazioni probabili è relativamente piccolo. Prima di prendere una decisione, un individuo può prevedere varie reazioni, e può stimare più efficacemente la sua decisione originale o primaria. Ma c’è anche una categoria che non può essere analizzata dalle contingenze. Questa categoria comprende fatti e situazioni che sono assolutamente imprevedibili; non solo disastri di ogni genere, ma anche quei rari momenti di acume e di intuizione come quelli che hanno portato alla scoperta del laser o della penicillina. Poiché questi momenti sono imprevedibili, non possono essere logicamente anticipati in nessun modo. La matematica è del tutto insoddisfacente. Tutto quello che possiamo fare è consolarci pensando che tali situazioni, nel bene e nel male, sono straordinariamente rare.


[…] aveva sottolineato che il genere umano, in secoli e secoli di esposizione alle malattie, aveva sviluppato una immunità accuratamente regolata verso la maggior parte degli organismi. Sulla pelle, nell’aria, nei polmoni, nell’intestino e persino nel sistema circolatorio c’erano centinaia di virus e batteri diversi. Erano tutti, in potenza, micidiali, ma con  gli anni l’uomo si era adattato, e solo qualcuno di essi riusciva ancora a provocare una malattia. Tutto questo rappresentava una situazione in delicato equilibrio. Se in questa situazione si introduceva un nuovo farmaco capace di uccidere tutti i batteri, si rischiava di sconvolgere l’equilibrio e di distruggere il lavoro evolutivo di secoli, aprendo così la strada alla superinfezione, il problema dei nuovi organismi portatori di nuove malattie.

Andromeda (1969), di Michael Crichton