Genova, 10 maggio 2020

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Trionfi e fallimenti si susseguono secondo una legge sconosciuta che ha nome destino, nome a cui ricorriamo quando, filosoficamente disarmati, il nostro soggiorno quaggiù o in qualsiasi altro luogo ci pare senza soluzione e quasi una maledizione da subire, irragionevole e immeritata. Destino – parola di elezione nella terminologia dei vinti… Alla ricerca affannosa di una nomenclatura per l’Irrimediabile, cerchiamo sollievo nell’invenzione verbale, in chiarezze sospese sopra i nostri disastri. Le parole sono caritatevoli: la loro fragile realtà ci inganna e ci consola.


Di tutti i legami che ci tengono attaccati alle cose, non ve n’è uno solo che non si allenti e non si spezzi sotto l’effetto della sofferenza, la quale ci libera da tutto, tranne che dall’ossessione di noi stessi e dalla sensazione di essere irrevocabilmente individui.


Il punto critico della vitalità non è la malattia – che è lotta –, bensì quell’orrore impreciso che respinge ogni cosa e toglie ai desideri la forza di generare errori freschi. I sensi perdono linfa, le vene si inaridiscono e gli organi percepiscono soltanto la distanza che li separa dalle loro funzioni. Tutto diventa insipido: cibi e sogni.


Quando si giunge al limite del monologo, ai confini della solitudine, si inventa – in mancanza di altri interlocutori – Dio, supremo pretesto di dialogo. Finchè Lo nominate, la vostra demenza è ben mascherata e tutto vi è permesso. Il vero credente si distingue a malapena dal folle: ma la sua follia è legale, è ammessa; se le sue aberrazioni fossero scevre di qualsiasi fede egli finirebbe in un manicomio. Ma Dio le copre, le rende legittime.


L’importante è comandare: la quasi totalità degli uomini aspira a questo. Che abbiate in mano vostra un impero, una tribù, una famiglia o un domestico, farete comunque valere le vostre doti di tiranno, glorioso o caricaturale: ai vostri ordini c’è tutto un mondo, o una sola persona. Così si crea la serie di calamità che nascono dal bisogno di comandare… Siamo circondati da satrapi: ciascuno di essi – a seconda dei suoi mezzi – si cerca una folla di schiavi o si contenta di uno solo. Nessuno basta a se stesso: il più modesto troverà sempre un amico o una compagna su cui far valere il proprio sogno di autorità. Chi obbedisce si farà obbedire a sua volta: da vittima diventa carnefice: questo è il desiderio supremo di tutti.

Sommario di decomposizione (1949), di Emil M. Cioran