Genova, 11 maggio 2020

Credit: Opera di Bartolomeo Casertano, pittore e restauratore d’arte originario di Caserta.

I vestiti dei vagabondi sono brutti, ma nascondono ben di peggio; per sapere come siano davvero i barboni, bisogna vederli nudi e crudi. Piedi piatti, ventri gonfi, petti incavati, muscoli cascanti […].

Senza un soldo a Parigi e a Londra (1933), di George Orwell


Ciao Marco.
Stamattina ho incontrato Paolo, il nostro istruttore fitness. Mi ha detto che, causa Covid-19, sta pagando a caro prezzo l’idea avuta anni fa di tramutare la propria passione per lo sport in un mestiere, una fonte di sostentamento.
Si augura che questa quarantena che ci ha obbligato a fermarci, a farci riflettere e ripensare a tante cose, sia stata anche l’occasione per capire che il tutto subito e pagando il meno possibile non è la maniera giusta di condurre la vita, che la voglia di ottenere dei risultati velocemente e per di più sulla schiena degli altri, sia stata rivista.
Mi ha spiegato che, purtroppo, la smania di arrivare a tutto subito e spendendo il meno possibile ha investito, da tempo, anche il suo lavoro; che chiunque varca la porta d’ingresso della palestra con l’intenzione di frequentare le lezioni, la prima cosa che chiede è quanto costerà l’abbonamento e, nel caso il prezzo non fosse di suo gradimento, decanta immediatamente altri centri dove si paga meno – pare non interessi più a nessuno se l’allenatore sia qualificato o meno.
Spera che adesso che si sono fermate anche le palestre dove “ti danno la borsa in omaggio”, le persone si siano rese conto quanto sia importante praticare sport per il fisico e per la mente, e che la palestra è abitata da figure come la sua, che in tante occasioni ascolta il cliente quando inizialmente non conosce nessuno, aiuta e consiglia quando questo vuole migliorare la prestazione, sorride quando si sente chiedere “A parte fare l’istruttore, qual è il tuo vero mestiere?”; figure che in questo periodo non facile, non hanno esitato a inventarsi lezioni di fitness on-line senza ricevere alcun compenso, mettendo le proprie competenze a disposizione di clienti che difficilmente immaginano che l’istruttore fa tutto questo nonostante le sue condizioni di lavoratore precario, che non contemplano malattia, infortunio, ferie, permessi retribuiti e, visto che non sono regolarizzate da contratti nazionali, neppure alcun sussidio.
La sua speranza è che quando tutto questo finirà, i praticanti di lezioni on-line tenute da tanti come lui in questi giorni, non dimenticheranno quanto vissuto in questo periodo e quando varcheranno la porta di un qualsiasi centro sportivo, palestra di paese, città o centro fitness di tendenza, si ricorderanno che ogni euro che vorranno risparmiare andrà a scapito di una categoria che di fatto nemmeno esiste, ma che ha saputo intrattenerli e accompagnarli in un periodo di quarantena che rimarrà nella storia, una categoria che anela ad avere uno spazio nella società come qualsiasi altro professionista, con uno stipendio degno e garanzie sociali eque.
Marco, spero anch’io che questo periodo abbia aiutato a riflettere anche sui tanti lavoratori precari e il prezzo che questi hanno dovuto pagare. A Paolo non ho avuto il coraggio di dir niente, ma non credo sia andata così.