Genova, 13 maggio 2020


Disegno di Fabio Santin, Credit: aparte@virgilio.it

(…) i grossi latifondisti che conoscono la storia, che hanno occhi per leggere la storia e intelligenza per capirla, sanno, conoscono benissimo il fatto fondamentale che quando la proprietà terriera si accumula nelle mani di pochi, va inesorabilmente perduta. E sanno anche quest’altro fatto, concomitante, che quando una maggioranza ha fame e freddo, essa finisce sempre col prendersi con la violenza ciò che le occorre. E sanno infine questo terzo fatto, meno evidente forse, ma sempre presente nel corso della storia: che cioè le repressioni servono solo a rinvigorire e a riunire tra loro i perseguitati.

Furore (1939), di John Steinbeck


Ciao Marco.
Stando ai dati ufficiali su contagi, decessi e guarigioni, stiamo scampando all’attacco diretto della pandemia, ma quello che la fase acuta si sta lasciando dietro, oltre a un elevato numero di morti che in molti casi potevano essere evitati, è una situazione sociale disastrosa; e mi sa che siamo solo all’inizio. Visto che non siamo piombati nell’emergenza coronavirus provenendo da un periodo di florida prosperità e che la crisi che stiamo attraversando si sta abbattendo su un sistema già provato dall’austerity, dobbiamo mettere in preventivo che tutto questo produrrà disoccupati e attività irrimediabilmente chiuse. Di fronte a una situazione come questa nessuno può far spallucce, neanche coloro che il posto non lo perderanno o che non hanno un’attività in pericolo; questo perché s’inasprirà il conflitto all’interno del corpo sociale, e quando questo accade le ripercussioni colpiscono tutti anche se, immancabilmente, i più interessati sono gli ultimi: non è un caso che appena si sia proposta la regolarizzazione dei braccianti agricoli ci sia stata una levata di scudi. Come non è un caso che le questure siano allertate da oltre due mesi su questi conflitti futuri che non vengono classificati come possibili, ma come inevitabili. Ora, perché c’è stata una levata di scudi per la regolarizzazione dei braccianti? Perché il sistema non può ammettere un innalzamento del costo del lavoro in un settore come quello agricolo, dove il prezzo corrisposto al produttore diretto è talmente basso che una regolarizzazione dei lavoratori è improponibile; è la logica della grande distribuzione, che determina una forbice folle tra il costo sul campo e il prezzo finale sul banco di vendita: in media i supermercati incassano una quota sul prezzo finale al consumo di quasi il 50%, mentre agli agricoltori e ai lavoratori va meno dell’8%.
Marco, il lockdown ha interrotto di colpo le attività ed è stato il colpo di grazia per molte imprese che già prima dell’emergenza Covid-19 stentavano a far quadrare i conti, ma non possiamo credere che sia finita qua: il blocco delle attività ha riguardato in maniera trasversale quasi tutte le filiere produttive e commerciali e il problema disoccupazione deve ancora esplodere, e quando succederà colpirà un po’ ovunque e a nulla servirà reprimere: storia e letteratura lo insegnano.