Genova, 15 maggio 2020

Credit: sinnerman@hotmail.it

La morte di Jimi (Hendrix) mi fece davvero incazzare perché era così giovane e aveva così tanto tempo davanti a sé. Decisi di andare al funerale a Seattle, anche se avevo sempre odiato andare ai funerali. Il funerale fu così brutto che dissi a me stesso che sarebbe stato l’ultimo a cui andavo, e così è stato. Il prete bianco non conosceva nemmeno il nome di Jimi e continuava a pronunciarlo male chiamandolo una volta così, una volta cosà. Era imbarazzante. In più non sapeva nemmeno chi fosse Jimi, niente di quello che aveva fatto.

Miles. L’autobiografia (1989), di Miles Davis


Ciao Marco.
Hai letto che la settimana prossima torneranno ad aprire anche le rivendite di dischi? E allora sai cos’ho fatto ieri? Ho chiamato Gian e sono andato a dargli una mano a pulire e disinfettare il suo negozio, a vedere come riuscire a rispettare le misure di sicurezza previste.
Gian era ancora incavolato per quella faccenda dei permessi governativi rilasciati per la riapertura di librerie e cartolerie, ma non per botteghe come la sua: difficile dargli torto. Finché uno scrittore famoso afferma che “… la libreria corrisponde a un’esigenza di fame dell’anima” nulla da dire, ma quando il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo dichiara che la riapertura delle librerie “… non è un gesto simbolico ma il riconoscimento che anche il libro è un bene essenziale” è chiaro che il padrone di un negozio di dischi vorrebbe che gli si spiegasse perché il libro è un bene essenziale mentre i dischi no, perché il libro delle barzellette di Totti è essenziale mentre i dischi di Beethoven, Miles Davis e i Beatles no. Tra l’altro, ai più è sfuggito un altro aspetto importantissimo: hanno riaperto le librerie delle catene Feltrinelli e Mondadori che, però, hanno anche i dischi e, così, le novità uscite in questo periodo – tipo l’ultimo dei Pearl Jam – a chi le venderà Gian quando riaprirà i battenti? Gli interessati le avranno già acquistate altrove: cosa ne farà Gian delle numerose copie già ordinate? È una disparità, questa tra librerie e negozi di dischi, che è ormai un classico: il libraio non paga l’IVA (assolta alla fonte dall’editore e solo per il 4%), il negoziante di dischi paga il 22%; i librai hanno il reso totale della merce ordinata, il negoziante di dischi deve implorare per poter rendere qualcosa; il libraio guadagna il 30% sul prezzo di copertina, il negoziante di dischi ricarica il 30% su quanto ha pagato – ti faccio un esempio: detto del reso totale che già non è poco… per un libro da 100 euro, il libraio ne paga 70 e gliene restano 30 di guadagno, mentre un disco che il negoziante paga 70 euro poi lo vende a 91 guadagnando, quindi, 9 euro in meno. Per non parlare delle varie scalette sconto di cui godono le librerie.
Gian ha la licenza per vendere anche i libri, ma cosa doveva fare? Riaprire comunque il negozio di dischi? E se poi arrivava il vigile zelante a fargli la multa? Non sarebbe stato meglio se in quel famoso Decreto si fosse precisato che, se aprivano le librerie, in automatico potevano aprire anche i negozi di dischi? Avranno mica avuto paura che aprendo i negozi di dischi, frotte di giovani si sarebbero riversate in strada? Sapranno che per i negozi di dischi l’età media del cliente è sopra i cinquant’anni, e che i ragazzini vanno da Feltrinelli dove trovano la musica che va di moda?
Mi fa sorridere Gian quando dice che la ressa all’ingresso del suo negozio non si creerebbe neppure se Faber resuscitasse e improvvisasse un concerto davanti alla sua vetrina.