Genova, 18 maggio 2020

Credit: Opera di Bartolomeo Casertano, pittore e restauratore d’arte originario di Caserta.

Foad, un medico […] diventato famoso e molto amato in Kurdistan. Non aveva uno studio in casa dove ricevere i pazienti, andava a trovarli su per le colline con una vecchia jeep. Durante il mio soggiorno in Kurdistan ero stato suo ospite per una settimana. Abitava con i genitori in una grande casa antica. Era straordinario rivederlo dopo tutto quel tempo, tanto più che mi permise di accompagnarlo nelle sue visite ai pazienti. Quando infine decisi di proseguire il viaggio, tirò fuori un cavallo dalla stalla, mi diede un fucile e disse: “Gira per il mio Kurdistan con questo cavallo che conosce le strade e scrivi della nostra sofferenza.” Poco dopo fu arrestato. Tornato a Teheran, venni a sapere della sua esecuzione.

Il corvo (2011), di Kader Abdolah


Ciao Marco.
Probabilmente avrai già letto le notizie di stamattina, che il tampone potrebbe non essere uno strumento efficace a individuare chi ha il Covid-19; pare che un uomo di Chiavari sia deceduto a fine mese scorso per Covid-19 benché il tampone non avesse segnalato alcun contagio, e poi c’è il caso di Taranto dove 45 pazienti su 100 sono risultati negativi a due tamponi nonostante avessero contratto la malattia. Insomma, l’allarme lanciato è che i tamponi pare non diano alcuna certezza.
Ne vuoi sapere una? Ieri pomeriggio abbiamo chiuso l’Unità di Crisi, e da oggi torniamo tutti a fare il nostro lavoro pre-Covid.
Detto di questa coincidenza, ammetto che la chiusura è un gran sollievo, visto che sono almeno due mesi che la stanchezza non abbandona né il sottoscritto né i colleghi; comunque, effettivamente da noi i ricoveri covid erano ormai pochissimi e meno gravi, speriamo solo che il calo non sia conseguenza di tamponi che non funzionano.
Da ospedalieri, torniamo alla vita di prima con qualche consapevolezza in più; per esempio, che il sistema sanitario pubblico è riuscito a fare un buon lavoro grazie alla dedizione dei singoli e nonostante le pluriennali riduzioni di risorse a favore della sanità privata che, in questo frangente, ha dimostrato d’essere del tutto insufficiente e marginale.
Altre consapevolezze? Che serve una gestione nazionale della Sanità perché la sua suddivisione in tanti sistemi regionali è stata spesso un intralcio alla tempestività dell’intervento, e che nei momenti di difficoltà emergono per fortuna sentimenti di solidarietà e di impegno sui quali sarà necessario contare anche nei momenti non di emergenza.
Riferendomi ai colleghi, posso dire che uniti si vince; invece, temo che la stessa cosa non si possa dire per voi che combattevate fuori dagli ospedali, visto che ancora ieri leggevo di un episodio da dimenticare: il vicesindaco di Ferrara ha rincorso e offeso un “corridore” con problemi psichici che stava svolgendo quell’attività fisica prescritta da certificati medici “in quanto sua unica valvola di sfogo”.
Restare uniti aiuta a vincere il virus, ma anche la povertà, la paura, la violenza e anche la solitudine, la sofferenza. Jona Potàpov era un vetturino malandato che sopravviveva guadagnando ogni giorno qualche copeco, ma la vera ricompensa a cui aspirava era quella di essere ascoltato quando tentava di descrivere a un cliente la sua solitudine, la sua sofferenza; nessuno, però, aveva tempo da perdere nel sentire quella che considerava una lagna altrui, e così egli deperiva, travolto da quella sindrome che Čechov aveva dato come titolo al suo racconto, “Malinconia”. Ecco cosa occorre fare prima di tutto: attenzione. L’attenzione è un avvicinarsi all’altro, dedicare parole e gesti, riservare un ascolto partecipe, condividere una pena altrui; diceva Simone Weil Coloro che si sentono infelici, di null’altro al mondo hanno bisogno se non di qualcuno che presti loro attenzione.
Un’ultima cosa, Marco: non credo continuerò a scriverti con la stessa frequenza di questi ultimi tempi; se non si hanno storie interessanti da raccontare, ritengo sia bene fare un po’ di silenzio. A presto.