Genova, 20 maggio 2020

Disegno di Fabio Santin, Credit: aparte@virgilio.it

Gli indiani […] avevano verso la terra un atteggiamento riverente. Le foreste erano intatte, il suolo fertile e ricco. Essi vivevano, in comunione con la natura, a quello che possiamo chiamare un basso livello di vita. Pur non possedendo una lingua scritta erano d’animo poetico e profondamente religiosi. Quando giunsero i nostri antenati, cercando scampo dai loro oppressori, cominciarono ad avvelenare gli indiani con l’alcol e le malattie veneree, a violentare le loro donne e ad assassinare i loro figli. Si fecero beffe e scorno dell’antica saggezza che ispirava la vita degli indiani. Quand’ebbero finalmente portato a termine la loro opera di conquista e di sterminio, ammucchiarono in campi di concentramento i miseri resti di una grande razza e si accinsero a fiaccare quel po’ di spirito che restava loro.

L’incubo ad aria condizionata (1945), di Henry Miller


Ciao Marco.
Oggi ti scrivo per raccontarti cos’è accaduto a un amico che, a fine anno scorso, ha deciso di abbandonare il posto in fabbrica per tornare alle origini, a lavorare la terra e vivere dei suoi frutti.
Dopo la bellezza di quarantacinque giorni dalla presentazione della domanda di indennità Covid-19, nei giorni scorsi riceve comunicazione dall’INPS che la stessa gli è stata respinta poiché non risulta iscritto alle gestioni speciali dell’Ago ARTIGIANI/COMMERCIANTI. Peccato che l’amico in questione risulta iscritto alla gestione degli esercenti attività commerciali dal 25 marzo scorso, avendo iniziato la sua attività imprenditoriale il 6 febbraio: per dimostrarlo, trasmette immediatamente copia della lettera inviatagli l’8 aprile dallo stesso INPS che ne attesta l’iscrizione.
Nella motivazione del rifiuto della sua domanda gli viene indicato che Avverso il presente provvedimento Lei può proporre azione giudiziaria da notificare alla Sede Inps territorialmente competente. Capisci Marco?… nientepopodimeno che un’azione giudiziaria! L’amico risponde che prima di procedere con un’azione giudiziaria, avrebbe piacere che si verificasse, rivedesse l’esito della sua domanda; questo per via della documentazione da lui spedita cui facevo riferimento prima, che certifica la sua iscrizione alle gestioni speciali INPS.
A quel punto riceve una nuova mail dove gli si spiega che probabilmentea causa di un fantomatico accavallamento di date ed eventi la sua domanda non è attualmente riformabile, di provare a rifarla e attendere un nuovo esito che riconsideri i dati iscrittivi che ora sono stabilizzati. E qua c’è un’altra sorpresa: il Sistema informatico non consente al mio amico di provare a rifarla perché risulta ancora attiva a suo nome la domanda precedente, quella respinta. Incredibile, vero? Per evitare tutto questo sarebbe bastato che durante i quarantacinque giorni trascorsi, uno dei tanti burocrati che affollano le nostre pubbliche amministrazioni, avesse alzato il telefono per una banale verifica chiamando direttamente la sede INPS competente; non occorreva fare altro, davvero: l’ha confessato ieri un dipendente INPS parlando vis a vis col mio amico. Mi domando se fra questi impiegati c’è qualcuno in grado di rendersi conto che fra i loro clienti ci sono professionisti autonomi che, col frutto del proprio lavoro, pagano imposte e tasse che servono anche per garantire i loro stipendi.
La sensazione che ho è che tutto questo sopravviva in Italia da decenni perché va mantenuto un carrozzone statale che, a fronte di posti di lavoro ben salvaguardati, garantisce serbatoi di voti a una parte o all’altra dello schieramento parlamentare, a seconda della bisogna. Ripeto, è una sensazione. Del resto, non mi spiego perché in Italia c’è chi, come questo mio amico, non riuscirà a percepire i 600 euro cui ha diritto mentre, giusto per fare un esempio, a inizio emergenza Covid-19 un’amica italiana che lavora a Berlino con partita IVA s’è vista versare sul proprio conto 5.000 euro come aiuto trimestrale dallo Stato e il suo compagno italiano che, oltre alla partita IVA ha una piccola attività di ristoro, ne ha ricevuto 5.000 più 9.000 sempre come aiuto a copertura di un periodo di tre mesi.
Marco, ammetto d’esser molto ignorante in materia e, quindi, d’esser certo che il mio racconto avrà qualche lacuna, ma non saprei spiegarmi meglio, mi spiace. Aggiungo ancora un paio di cose: la prima, che la mia amica e il suo compagno hanno fatto richiesta dei sussidi statali compilando dei moduli via internet e non solo il Sistema dell’ente tedesco corrispondente al nostro INPS non è andato in tilt, ma si sono ritrovati il denaro sul conto nell’arco di neanche dieci giorni di calendario; la seconda, che il mio amico non potrà accedere al secondo bonus da 600 euro perché con l’approvazione dell’ennesimo decreto – Decreto Rilancio – è confermato quanto era già stato preannunciato a voce, che chi non ha preso il primo bonus non potrà fare richiesta neppure per quello del mese dopo, dello stesso importo: oltre al danno anche la beffa.