Genova, 29 giugno 2020

Credit: George Pemba, pittore sudafricano

Mio padre è morto l’anno in cui l’AIDS ha fatto la sua comparsa. Ma aveva già intravisto l’oblio strategico in cui le grandi potenze coloniali dimenticano un continente dopo averlo sfruttato. I tiranni Bokassa e Idi Amin Dada, saliti al potere con l’aiuto di Francia e Inghilterra, cui i governi occidentali hanno fornito armi e sussidi per poi rinnegarli. E le porte aperte all’immigrazione, a fiumi di giovani che negli anni Sessanta hanno lasciato il Ghana, il Benin o la Nigeria per servire da manodopera e popolare i ghetti di periferia; quelle stesse porte che saranno richiuse quando la crisi economica renderà le Nazioni industrializzate diffidenti e xenofobe. E soprattutto l’abbandono dell’Africa ai suoi vecchi demoni, malaria, dissenteria, carestie, e oggi anche la nuova peste dell’AIDS, che minaccia di morte un terzo dell’intera popolazione africana mentre ancora una volta le Nazioni occidentali, detentrici dei rimedi, fingono di non vedere e di non sapere nulla.

L’africano (2004), di J.M.G. Le Clézio